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foto


il mondo prende forma attraverso le immagini e le sensazioni che queste suscitano. Qui vi sono raccolte una selezione delle fotografie che ci parlano più schiettamente: la galleria collettiva che apre ogni numero di metopa

un mosaico di sguardi, emozioni e dettagli, a cui abbiamo provato a dare una delle molte possibili interpretazioni

Andrea Franchin

carne di pietra

Nel ratto di Proserpina, l’attrito si manifesta paradossalmente attraverso la negazione della rigidità del marmo. Nonostante la superficie appaia liscia e impeccabile, la vera frizione risiede nella pressione delle dita che deforma - no l’epidermide, creando una tensione visiva tra la durezza della materia e la cedevolezza della forma. È un attrito concettuale che sfida la logica: la pietra smette di scivolare via per farsi forza che afferra, spinge e resiste. Questa imperfezione simulata, l’affossamento della pelle, è l’unico elemento che salva l’opera dal sembrare finta, ancorando la perfezione estetica alla verità brutale del contatto fisico e della resistenza dei corpi.
metopa 10

Carlo Francescato

metamorfosi dell’io nel paesaggio onirico

L’identità nella dimensione onirica non è un’entità stabile, ma un flusso mutevole che si trasforma insieme alle imma - gini e alle situazioni che attraversa. Nel sogno il soggetto non coincide più con il proprio nome, il proprio corpo o la propria storia, ma diventa qualcosa di poroso, attraversabile, capace di sdoppiarsi o di abitare punti di vista differenti. Si può essere osservatori e protagonisti nello stesso istante, vittime e creatori della scena che si dispiega. L’io perde i confini rigidi della veglia e si espande in uno spazio dove memoria, desiderio e paura si intrecciano senza gerarchie. In questa dimensione l’identità non si definisce per coerenza, ma per intensità: è un processo che si costruisce e si dissolve continuamente, rivelando quanto anche nella realtà ciò che chiamiamo “io” sia meno solido di quanto crediamo.
metopa 9

Arianna Carniel

volti di ferro

Quando varchiamo la soglia del Jüdisches Museum di Berlino siamo prede del suo silenzio: la sua presa è soffocante, il suo alito freddo, il viso pallido. Solo ai volti scuri, che calpestiamo nel corridoio del Memory Void, è permesso spezzarlo. Non importa la delicatezza dei nostri passi, la prudenza della nostra camminata, le pesanti facce metalliche si continueranno a scontrare: finalmente possono infrangere il silenzio che ne ha permesso lo sterminio.
metopa 8

Valentina Piccoli

e sei finalmente libero

Immerso in una giungla senza fine, in un tempio Maya, pieno di serpenti, un tesoro dorato, un teschio dannato. Passeggiando lungo la Senna, il fiume è quasi agitato, qualche fiocco di neve ti cade in testa, e trovi un cadavere straziato. In un mare di mostri, il vento soffia forte, tu sei più che mai spaventato, ma la balena bianca è lì, la vedi, non puoi mollare ora. Così libero ti può rendere un libro, romanzo, dramma o giallo. Letto all’ombra di un albero, sulla fredda panchina marmorea che ora si fa più accogliente. Una brezza sfiora le gambe scoperte, abbraccia il tuo corpo e ti trasporta. E tu sei libero di andare, la segui nell’avventura che non deve aspettare, in una giornata di impegni che sembra non terminare. Sei finalmente libero.

metopa 7

Valentina Piccoli

Il viaggio come luogo di pensiero

Fuori dal finestrino di un autobus, panorami, biomi e città si alternano in uno scorrere che sa di tutto. Fiumi e palazzi, si sostituiscono vicendevolmente, diventano indistinguibili e quindi, svuotano le nostre menti. Queste, libere dagli ingombranti pensieri quotidiani, lasciano spazio alle intuizioni che i paesaggi, o più spesso i dettagli, ci suscitano. Immagini fulminee che non si riescono a definire, e a cui noi dobbiamo dare un senso e un colore. Così interpretato “muoversi” non è soltanto la via di fuga da situazioni pericolose, ma anche quella preferita per scappare da preoccupazioni gravose. Muoverci, necessi - ta di tralasciare l’effimero, e concentrarci solo su ciò che ci colpisce profondamente, nella maniera più umana che ci sia: attraverso ciò che la nostra fantasia vuole modellare.

metopa 6

Breno Volpon

Il linguaggio delle foto

Una fotografia non parla come fanno le parole. Il suo linguaggio è diverso, più silenzioso ma anche più profondo. Non spiega, suggerisce. Non racconta una storia in modo lineare, ma ne apre molte, tutte possibili. Alcune immagini ci colpiscono senza che sappiamo dire perché: è come se parlassero una lingua emotiva, fatta di sensazioni, di memorie, di associazioni. È un linguaggio che non si legge ma si sente, che attraversa la logica e arriva dritto alla percezione. Le immagini, in fondo, comunicano così: non con le frasi, ma con le risonanze che lasciano dentro di noi.  

metopa 5

Valentina Piccoli

Fiducia muta

Il cane non sa se il suo padrone potrà garantirgli sempre cibo o riparo, e nemmeno potrebbe comprenderlo. Non conosce il linguaggio delle preoccupazioni umane, né i calcoli del futuro. Sa solo riconoscere una presenza e affidarsi a quella, senza chiedere altro. In questa inconsapevolezza c’è una forma di fiducia assoluta, che non ha bisogno di prove né di spiegazioni.

metopa 4

Arianna Carniel

L'aereo sta arrivando

Seduti ai gate il tempo si allunga in una sospensione particolare. C’è sempre un bivio: da un lato la spinta a riempire l’attesa con qualcosa di utile, dall’altro la possibilità di lasciarsi attraversare dal vuoto senza colpe. Per qualcuno è un computer da aprire, per altri un’agenda, una mail, un compito rimandato: mille richiami a sentirsi produttivi. Eppure basta sollevare lo sguardo oltre le vetrate. Le livree colorano la pista, gli aerei atterrano e decollano con un ritmo che non chiede di essere domato. Così l’attesa diventa parte del viaggio: non un tempo da riempire, ma uno spazio che ci insegna a rallentare. Forse pazientare significa proprio questo: avere il coraggio di non fare, e di restare.

metopa 3

Valentina Piccoli

Innocenza fanciullesca 

L’ingenuità fanciullesca è un sentimento a cui tutti, prima o poi, guardiamo come ad un nostalgico ricordo di una percezione pura e intensa della realtà. Filosofi e poeti hanno dedicato pagine eterne a questa sensazione unica cercando di analizzarla e riviverla. Pascoli, tra gli altri, è forse quello che più profondamente ha sentito il bisogno di aspirare all’innocenza infantile tentando di ristabilirla come paradigma esistenziale. Rousseau invece sottolineò nella sua lunga indagine pedagogica la necessità di mantenere il fanciullo estraneo alla società corrotta durante tutto il corso della sua educazione: introdurre prematuramente l’individuo all’immorale comunità umana quasi certamente comprometterebbe il suo puro stato di natura. Ancora oggi, più di 250 anni dopo la morte del filosofo francese, sembra che non esistano nel bambino quei pregiudizi che affliggono invece quasi la totalità degli adulti. 

metopa 2

Carlo Francescato

Vita lenta 

Nel mondo utilitaristico e frenetico in cui viviamo, la vita lenta e spensierata sembra essere sostituita dal “logorio della vita moderna”. Questo scatto di Carlo Francescato ci porta a domandarci se questo valore sia ormai del tutto dimenticato o se sia ancora un’alternativa possibile alla fretta produttiva. Ci chiediamo inoltre se la tanto acclamata slow life sia mai esistita o se è anch’essa figlio di una nostalgia dilagante. Non possiamo offrirvi un amaro speziato al carciofo ma solo una riflessione aperta, speranzosi che questa possa combattere il “logorio della vita.

metopa 1

Andrea Franchin

carne di pietra


metopa 9

Carlo Francescato 

metamorfosi dell’io nel paesaggio onirico


metopa 9

Arianna Carniel

volti di ferro

metopa 8

Valentina Piccoli

e sei finalmente libero

metopa 7

Valentina Piccoli

il viaggio come luogo di pensiero

metopa 6

Breno Volpon

il linguaggio delle foto

metopa 5

Valentina Piccoli

fiducia muta

metopa 4

Arianna Carniel

l'aereo sta arrivando

metopa 3

Valentina Piccoli

innocenza fanciullesca

metopa 2

Carlo Francescato

vita lenta

metopa 1